Facciamo chiarezza in una delle nuove definizioni della sessualità

Sono lontani i tempi in cui bastavano due – o tre – termini per etichettare l’orientamento sessuale di un individuo.

Le sfaccettature dei gusti relativi alla propria intimità sono di giorno in giorno più numerose.

Uno dei termini che attualmente stanno incuriosendo la rete è skoliosessualità.

Come si possono descrivere le preferenze degli skoliosessuali?

Se ormai gay, etero e bisessuale sono parole di uso comune, sul cui significato pochi ancora hanno dubbi, altre definizioni relative alla sessualità possono risultare intuitivamente poco comprensibili.

E’ il caso di skoliosessuale: una persona sessualmente, romanticamente o esteticamente attratta da individui transgender o non chiaramente definibili in un sistema binario uomo-donna.

In altre parole, gli skoliosessuali possono essere descritti come coloro ai quali piace chi è genderqueer (ovvero di genere non-binario).

L’etimologia del termine deriva dal greco skolios, che significa curva contorta.

Per tale motivo il termine skoliosessualità è stato criticato in quanto implica che le persone che si identificano come skoliosessuali siano in qualche modo storte.

Come etichette alternative vengono quindi proposti ceterosessuali o allotroposessuali (l’etimologia dei quali si rifà al termine altro).

Un’altra critica che viene spesso fatta a chi si identifica nella skoliosessualità dal mondo LGBT è che in tal modo si feticizzano persone trans o genderqueer.

 

Le preferenze sessuali sono un ambito sempre più vasto e poco ascrivibile. 

Ma ciò non deve impedire a chi non vive la propria parte intima in modo condiviso dai più di poter esprimere le proprie preferenze, quando queste siano rispettose della libertà dell’altro.

 

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