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Dalle microespressioni facciali ad atteggiamenti e frasi standard, i consigli della dottoressa Meyer per smascherare i bugiardi.

Capire se una persona mente è qualcosa che almeno una volta nella vita ci sarebbe tanto piaciuto saper fare.

Nei rapporti personali come in quelli lavorativi, la sincerità è un elemento prioritario.

Molti però sfruttano la predisposizione umana a fidarsi del prossimo, specie se lo conosciamo da tempo, per ricavare dei vantaggi personali, mentendo.

Mentire è un vero e proprio tradimento e forse potrebbe interessarti il nostro approfondimento a proposito di come si può intuire se ciò sta accadendo ai nostri danni.

 

Sono celeberrime le tecniche di Paul Ekman, che ha ispirato la serie TV Lie to me, per interpretare le microespressioni facciali.

Il sunto dei suoi studi è contenuto nel libro Giù la maschera, edito per l’Italia da Giunti.

Più recenti, le osservazioni di Paola Meyer, che nel suo libro Liespotting (ancora non tradotto in italiano) svela alcuni indizi che potrebbero far presagire di stare dinanzi a una persona che sta mentendo.

La bugia è un’affermazione difficile da raccontare, da mantenere e da ricordare.

Chi racconta bugie è spesso a disagio e, anche se fosse un bravo attore, molto probabilmente non riuscirebbe ad avere il controllo di ogni parte del suo corpo.

Sono molte le contraddizioni in cui un bugiardo può cadere, così come atteggiamenti discordanti con le sue parole.

Ad esempio, i piedi di chi sta dicendo una bugia sono spesso rivolti verso la porta, perché il desiderio di levarsi da una situazione scomoda è insopprimibile.

Anche scuotere la testa in segno di negazione mentre si sta affermando qualcosa di positivo presuppone una lotta interiore tra verità e menzogna.

Ripetere la domanda che ci è stata rivolta serve a prendere tempo per inventare una nuova versione su due piedi (un po’ come si faceva a scuola quando eravamo impreparati).

Le palpebre sbattute in modo più rapido del normale, le braccia conserte, l’istinto di frapporre una sedia o degli oggetti tra sé e l’interlocutore è tipico di chi si sente a disagio e vuole costruire una difesa; mentre non è detto che chi vi fissa negli occhi affermando qualcosa stia dicendo la verità, anzi.

Soprattutto, la prova del 9 sarà chiedere al papabile bugiardo di ricostruire la propria versione dei fatti partendo dalla fine della storia: ricordare un resoconto fasullo è molto arduo, anche per un bugiardo patentato.

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